"Dottorcosta"

 

Le immagini e i testi contenuti in questa sezione sono tratti dal libro "DOTTORCOSTA" (di Claudio Marcello Costa - editore Fucina) e sono Copyright © 2002 by Fucina Srl

 

“Il Dottor Costa è il nostro angelo custode…”
Valentino Rossi
“… ma ci auguriamo di vederlo il meno possibile….”
Loris Capirossi
“…soprattutto quando indossiamo la tuta da corsa.”
Marco Melandri
“Vero!”

Manuel Poggiali

 

Il dottor Costa parla di Manuel Poggiali

PARTE QUARTA

C’era una volta…

51. Il fanciullo - Valentino Rossi

“[…] L’istinto, la spontaneità, la curiosità e la meraviglia accompagnano chi gioca e chi guida la moto. I motociclisti, quando vanno in moto, sono illuminati dalla luce che splende nel bambino che abita dentro di loro. Nel teatro di quella luce entrano in scena la fantasia, l’immaginazione, la creatività, la genialità e lo spettacolo esaltante ed entusiasmante della corsa. I piloti sono bambini che ci sorprendono con le loro imprese incredibili, e in quanto fanciulli, ogni tanto litigano fra di loto nel cortile di casa: il motociclismo.

Valentino Rossi e Max Biaggi hanno litigato a Barcellona, nel giugno del 2001, mentre Manuel Poggiali e Toni Elias lo hanno fatto a Donington, sempre nel 2001 ma in luglio.

In quell’umano momento, o incontravano dei genitori non “perfetti” che li comprendevano e li assolvevano, oppure incontravano dei genitori resi “perfetti” dalle regole e dalle disposizioni del collettivo.

Questi ultimi sono genitori che sanno solo criticare, giudicare e condannare; che non riconoscono il genio e la sregolatezza della fanciullezza, che non vedono più la luce che fluisce dalla gioia dei bambini, perché la loro luce è svanita, come scrive il poeta romantico inglese Wordsworth, “nella luce del giorno comune”.

Chi non ha capito il litigio di Barcellona fra Valentino e Max e la baruffa di Donington tra Poggiali ed Elias, non merita nessun apprezzamento perché si tratta di persone che non ricordano il loro fanciullo interiore e impediscono, quotidianamente, alle emozioni di fluire liberamente, condannando la loro mente alla miseria e alla pestilenza. Sono persone terrorizzate dallo spettacolo della vitalità, che gridano e fanno di tutto pur di ricondurlo sotto il controllo razionale e morale. La pace imposta nasce dalla loro mente corazzata contro la paura della vita e delle sue più spontanee espressioni.

L’ipocrisia è peggiore del litigio, perché mentre il litigio è umano, l’ipocrisia è fondata sulla falsità che prelude al tradimento. Io non tradisco e non tradirò mai Valentino, Max, Manuel e Toni, specialmente quando come bambini litigano, perché sono proprio i fanciulli come loro che, con il loro genio, mi hanno regalato le cose più belle della mia vita nel mondo del motociclismo e mi hanno fatto dimenticare quanto odio e violenza si annidino nelle osannate rigidità morali dei genitori “perfetti”. Genitori che, per essere perfetti, si sono allontanati dalla verità per abbracciare convinzioni errate e gelide istituzioni; genitori che sono stati cacciati dal paradiso dell’infanzia e confinati in un mondo costellato da atti crudeli che spero anche loro, intimamente, aborriscano.

Ecco perché comprendo il litigio dei fanciulli, che quando fanno pace commuovono il mondo con un gesto tanto sublime.”

 

LE FOTO

Manuel Poggiali e Toni Elias hanno appena litigato in pista. Si incontrano e discutono…

… poi ecco l’emozione del perdono siglato dall’abbraccio.

pagine 234-235-236

PARTE QUARTA

C’era una volta…

57. Il titano - Manuel Poggiali

“Quando gli parve di aver perso tutto nel giorno della morte del padre, Manuel Poggiali si accorse che la cosa più triste della vita non è la morte ma il talento che avrebbe sprecato se si fosse consegnato alla disperazione. Tornò in fretta sulla moto, e quando in alcuni momenti le cose andarono bene, pensò che domani sarebbe stato un altro giorno. Magari il giorno dove un fanciullo di san Marino, scalando la montagna del motociclismo, trovava in vetta ad accarezzarlo un meraviglioso arcobaleno che gli donava il titolo di Campione del Mondo.

Nell’antichità i titani hanno assalito la montagna del divino per rubare il fuoco e Prometeo, il più famoso di questo gruppo di audaci, fu quello che insegnò agli uomini il segreto degli dei. A Prometeo gli abitanti di San Marino dedicarono il monte dove vivono e Manuel, che l’ha scalato, tento come Prometeo di rubare il fuoco della sua gloria. Riuscendoci, il 3 novembre 2001, sul circuito di Rio de Janeiro.

Una volta fui invitato a palazzo Sersanti a Imola, sede di un circolo cittadino dove, ragazzo, mi ritrovavo con i miei amici in un romantico gruppo per sfuggire a quel quotidiano che già da allora ci opprimeva fin troppo. Quel giorno si celebravano i giochi della Gioventù e si consegnavano i premi ai fanciulli vittoriosi. Chiesi a Manuel, allora quindicenne, di accompagnarmi. Si presentò puntuale con il padre e a quei ragazzi disse che la cosa più bella della vita era tentare di vincere il Campionato del Mondo. I fanciulli nella sala intesero il messaggio, alcuni adulti rimasero perplessi di fronte a un bambino che andava inconsciamente a rischiare la vita per ghermire l’alloro. Il fatto che i loro figli non avessero rischiato la vita per ottenere quell’alloro li rendeva poi orgogliosi, e con le loro frasi compativano il povero Manuel.

Per fortuna il padre di Manuel sapeva che nella vita c’è tempo per il coraggio e un tempo per la cautela, e che un vero uomo sa come distinguerli. Sorrise al figlio e gli sussurrò che era il momento di rischiare. E mentre diceva queste parole coraggiose, sorrise alla morte che lo stava insidiando con un male inesorabile. Da quella sera molto tempo è passato, e forse mi sono dimenticato quel sorriso. L’ho ricordato, con un senso di colpa, quando è comparso sulle labbra di Manuel che baciavano la coppa che spettava al vincitore del Campionato del Mondo. Lo stesso sorriso è comparso inoltre sulle labbra di Giampiero Sacchi e Claudio Verna, responsabili della Gilera, la moto con la quale il pilota di San Marino è diventato primo nel mondo.

La Gilera è la moto che con la Guzzi è stata il simbolo per i motociclisti degli anni Cinquanta. A quei tempi la guidarono gli indomiti Duke, McIntyre, Liberati e il più amato e chiacchierato pilota di quegli anni, Umberto Masetti, che nel 1954 vinse la prima Coppa d’Oro messa in palio da mio padre nella mitica corsa di primavera che inaugurava ad aprile la stagione motociclistica. La Gilera, dopo avere vinto il Campionato del Mondo nel 1957 con Libero Liberati che aveva sostenuto un epico duello a monza con Geoff Duke, si ritirò dalle corse. In quel mesto abbandono fu seguita dalla Guzzi e dalla Mondial, che abbandonarono anch’esse il teatro del motociclismo. Le case italiane si ritirarono perché la politica del Paese si era dimenticata, come capiterà sempre, che la moto è un mondo fantastico. Le leggi colpivano la moto allora come le taglieggiano oggi. I politici non hanno ancora capito cos’è la moto. La moto è un simbolo come lo è stato per secoli il cavallo, e cavalcandola non solo si può snellire il traffico caotico creato da leggi impotenti e inefficienti ma si può riconquistare la sensibilità simbolica che l’uomo ha perso nell’ultimo secolo. Quel sentimento interiore che non si è inchinato alla tecnica e al potere ma che, rivivendo, può aiutare l’uomo a somigliare il più possibile al sogno che ha di se stesso: riportarlo alla quiete  della sua vera identità e consentire alla mente di non deludersi della realtà.

Quando i politici di tutto il mondo capiranno, prima che sia troppo tardi, che il sentimento che abita nella profondità del cuore degli esseri umani è il solo simbolo per la trasformazione del mondo, sorgerà una nuova alba. E verso quel chiarore tutti potranno incamminarsi con speranza sorridendo gli uni agli altri e anche ai motociclisti, lanciati da sempre con le loro moto verso la stessa meta. Le persone che reggono le sorti dei paesi capiranno che da sempre i motociclisti hanno indicato la magica strada che è l’esperire umano. Il sentiero dove l’uomo, aiutato dai suoi moti interiori e dai suoi sentimenti, si libera dalle catene dei falsi bisogni e dal “piolo” dell’istante. La società ha barattato la felicità con false promesse della rassicurazione. Manuel Poggiali e i motociclisti l’hanno riscattata ignorando i falsi doni promessi dal collettivo.”

 

FOTO

Rio (Brasile), novembre 2001: Manuel Poggiali è Campione del Mondo.

Manuel Poggiali: un bacio e una preghiera per il sorriso del padre.

Manuel indica al mondo che la Gilera è tornata ai tempi di Monza 1957.

pagine 251-252-254

PARTE QUINTA

La casa dei piloti

La Clinica Mobile

“Quando sono in giro per il mondo a correre, su circuiti sempre diversi, lontani dalla propria casa, i piloti hanno un posto che li segue nel loro girovagare e che essi considerano la loro seconda casa: la Clinica Mobile. I piloti ne sono gli ospiti e sono sempre i benvenuti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, qualsiasi problema essi abbiano.

Ma in questa clinica, che ci ricorda il calore della casa, non ci sono solo i piloti. Ci sono anche i “servitori”, cioè colore che l’hanno fatta crescere e che la portano in giro nel mondo per alleviare le loro sofferenze. Sono tanti. […]”

 

FOTO

Manuel Poggiali, il titano senza catene.

Manuel Poggiali, ferito al torace, è nelle mani di Francesco Chionne.

Manuel Poggiali ed Emilio Alzamora si sottopongono alle cure dei fisioterapisti.

pagine 296-297-311-317

Il libro “dottorcosta” di Claudio Marcello Costa – editore Fucina è in vendita nelle migliori librerie e on-line nel sito ufficiale della Clinica Mobile www.clinicamobile.com o nella Libreria dell’Automobile sul sito www.libreriadellautomobile.it.